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COSA VEDERE LO SAPEVI CHE

Padova città dei Tre Senza: scopriamo perché

Panorama Di Padova Con I Colli Euganei (foto Stefano Segato)

Una delle prime curiosità raccontate dai padovani ai loro ospiti è quella tratta da un detto popolare che identifica Padova città dei Tre Senza. Si spiega che qui esistono il Santo senza nome, il Prato senza erba e il Caffè senza porte. Questo motto, di antica tradizione e di larghissima diffusione, offre lo spunto per iniziare il racconto dell’affascinante storia plurisecolare di Padova in modo semplice e inconsueto. Ma vediamo con ordine i motivi che giustificano le tre asserzioni.

Il primo dei Tre Senza: il Santo senza nome

A Padova esiste il Santo senza nome. Basta pronunciare solo la parola “Santo” per indicare Sant’Antonio, frate francescano di origini portoghesi morto all’Arcella, fuori dalle mura cittadine, il 13 giugno 1231.

Padova Basilica Del Santo
Padova, Basilica del Santo

Antonio, da vivo, era molto venerato dai padovani per il suo impegno contro l’usura e la corruzione. Dopo la scomparsa gli viene dedicata una chiesa. Diventerà, di molto ingrandita e dotata di insigni opere d’arte, l’attuale Basilica di Sant’Antonio.

La Fabbrica

La fabbrica, una delle più conosciute del mondo cattolico, è visitata da cinque milioni di turisti e di fedeli ogni anno. Venerato in modo particolare in città, Antonio conta molti devoti anche nel resto del mondo cattolico. Per trovare la Basilica, è sufficiente che un turista chieda a qualche padovano indicazioni per il Santo. Vedrà che costui, senza scomporsi, gli mostrerà la via. E pure la stessa Padova viene indicata semplicemente come la Citta del Santo, a conferma ulteriore di un processo identificativo ormai indissolubile.

Padova città dei Tre Senza: il Prato senza erba

Il Prato senza erba fa riferimento a Prato della Valle, un’area ampia quasi nove ettari, che in passato era una bassa zona acquitrinosa. Acque stagnanti, canneti e insetti regnavano incontrastati. Non aveva altri pregi che la sua vastità, i miseri ruderi del teatro romano e la Basilica di Santa Giustina.

Padova Prato Della Valle Foto Leonhard Niederwimmer da Pixabay
Padova, Prato della Valle (foto Leonhard Niederwimmer da Pixabay)

A tali infelici condizioni fa riferimento il detto popolare. Non vi era alcun prato, come lo intendiamo noi, dove potersi stendere o fare una passeggiata. Solamente nel tardo Settecento il provveditore veneziano Andrea Memmo concepisce la trasformazione dell’area in una piazza moderna. Con la bonifica si scava una canaletta di forma ellittica che segna un’isola, chiamata per l’appunto Isola Memmia. Una doppia fila di statue di Padovani illustri e quattro ponti di grande eleganza architettonica completano l’ardito progetto rendendola unica. Rimane oggi una delle più grandi piazze d’Europa.

L’ultimo dei Tre Senza: il Caffè senza porte

Il riferimento è allo storico Caffè Pedrocchi, aperto da Antonio Pedrocchi il 9 giugno 1831, ideato senza porte d’ingresso e quindi costantemente accessibile al pubblico. La costruzione risale a qualche anno prima, quando “Paron Antonio” chiama l’architetto Giuseppe Jappelli per rinnovare la bottega paterna.

Padova Caffe Pedrocchi Foto Paolo Franceschetti
Padova Caffè Pedrocchi (foto Paolo Franceschetti)

Ne sorge uno stabilimento magnifico, innalzato in un raffinato stile eclettico. Non più un Caffè in una porzione di edificio, dunque, ma un intero fabbricato dedicato allo scopo. Sotto questo aspetto uno dei primi in Europa e anche uno dei più eleganti, aperto a tutte le categorie sociali. I tre ambienti principali prendono il nome di Sala Bianca, Sala Rossa e Sala Verde, dal colore delle tappezzerie. Una scelta consapevole operata del patriota Antonio Pedrocchi, che orgogliosamente esibisce ai dominatori austriaci i colori della bandiera italiana.

Interno della Sala Rossa nel Caffè Pedrocchi Foto Orric
Padova, la Sala Rossa del Caffè Pedrocchi (foto Orric)

Era possibile entrare al Pedrocchi a qualsiasi ora del giorno e della notte. Sia per consumare qualcosa che per leggere un quotidiano. Nella Sala Verde era consentito sedersi sui divani addirittura senza ordinare nulla e si poteva chiedere, senza doverlo pagare, un bicchiere d’acqua. La consuetudine è viva ancora oggi. La prima chiusura del Caffè Pedrocchi avviene il 9 gennaio 1878, in occasione del lutto per la morte di Vittorio Emanuele II, Re Galantuomo e Padre della Patria. In mancanza di porte, vengono applicate delle tende che impediscono l’ingresso al pubblico. A questa seguiranno altre chiusure. Diventeranno usuali solo con lo scoppio dalla Prima Guerra Mondiale. Ecco perché Padova si può definire la Città dei Tre Senza.

Padova città dei Tre Senza: scopriamo perché ultima modifica: 2020-12-30T12:06:52+01:00 da Paolo Franceschetti

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