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COSA VEDERE EDIFICI STORICI

Il Teatro Verdi di Padova nel Teatro Stabile del Veneto

Interno Del Teatro Verdi Di Padova

Il Teatro Verdi di Padova fa parte del Teatro Stabile del Veneto “Carlo Goldoni”, fondato nel 1992 da Regione e Comuni di Padova e Venezia. Oltre al Teatro Verdi ne fanno parte il Teatro Goldoni di Venezia e il Teatro Mario Del Monaco di Treviso. Ne hanno fatto parte anche il Teatro Olimpico di Vicenza (2003-09) e il Teatro Nuovo di Verona (2015-17). Con la riforma del settore dello spettacolo (2014) il Teatro Stabile del Veneto è stato qualificato teatro nazionale nel triennio 2015-18. Un’eccellenza del settore, quindi. Terminato il triennio, è passato nella categoria successiva: Tric, teatro di rilevante interesse culturale. La programmazione del Teatro Stabile del Veneto è fortemente radicata nel territorio. Non manca una scuola per attori. Nata nel 1998, l’Accademia Palcoscenico di Padova, collabora oggi con l’Accademia Teatrale Veneta di Venezia nel programma triennale di formazione TeSeO: Teatro Scuola e Occupazione.

La costruzione del Teatro Verdi

L’iniziativa dell’erezione del Teatro padovano spetta alla Nobile Società del Teatro Nuovo, costituita nel 1748. I soci, in contrasto con la gestione del Teatro degli Obizzi, acquistano un’area adatta allo scopo. Scelgono poi il progetto dell’architetto Antonio Cugini da Reggio Emilia e affidano al padovano Giovanni Gloria la direzione dei lavori. Dopo poco più di due anni, l’11 giugno 1751, l’Artaserse di Metastasio musicato da Baldassarre Galuppi inaugura il Teatro Nuovo. Precede la sala un atrio con botteghe, con sovrastate ambiente per il ballo e il gioco. La sala ha quattro ordini di palchi, il loggione per i servitori, una platea con 250 posti su sgabelli e altri in piedi, dietro a una balaustra.

I primi lavori di adattamento nel Teatro Verdi

Con il passare del tempo l’edificio è sottoposto a diversi interventi per migliorarne efficienza e fruibilità. Talvolta interessano la struttura. Ricordiamo i principali. Nel 1779 si aggiungono quattro grosse colonne in pietra per consolidare il pavimento della sala da ballo e da gioco. Negli anni 1819-20 lo scenografo Francesco Bagnara rinnova la decorazione della sala e della volta, e applica degli stucchi ai parapetti dei palchi.

L’intervento di Giuseppe Jappelli

Nel 1846-47 si rinnovano la facciata e la sala del teatro su progetto del veneziano Giuseppe Jappelli, architetto molto attivo in città. A lui spettano anche il Macello (ora Liceo Artistico “Pietro Selvatico”), il Caffè Pedrocchi e gli impianti di numerosi giardini all’inglese. La sala torna all’originaria forma a ferro di cavallo, con quattro ordini di palchi e, sopra, il loggione. Il palcoscenico è ampliato abbattendo l’edificio retrostante. La copertura è sostituita. La facciata, infine, viene rifatta ed è ornata in cima con le statue di Dante, Petrarca, Ariosto e Tasso. È quella che si vede ancora oggi.

Facciata Del Teatro Verdi
Facciata del Teatro Verdi

Per l’occasione il bellunese Pietro Paoletti dipinge nella volta l’Amore, il Tempo, l’Armonia e le Esperidi. Il nuovo sipario commissionato al Vincenzo Gazzotto, invece, si inaugura solo nel 1856.

Il Sipario Dipinto Da Vincenzo Gazzotto
Il sipario dipinto da Vincenzo Gazzotto

Il pittore padovano rappresenta l’Ingresso del Carroccio in città. Nel Palazzo dell’Orologio, in piazza dei Signori, è conservato il grande bozzetto preparatorio.

L’architetto Sfondrini e l’intitolazione a Verdi

Negli anni 1882-84 interviene sull’edificio l’architetto milanese Achille Sfondrini. Si ricostruisce del tutto l’interno, che assume l’aspetto attuale. I palchi sono ridotti a tre ordini. Resta il loggione. La cupola, che minacciava rovina, è rinforzata, ma si danneggia la decorazione di Paoletti. Questa quindi, come il foyer e come la sala da ballo, gioco e concerti (il così detto Ridotto), viene nuovamente decorata dal coneglianese Giacomo Casa. Nella cupola il pittore rappresenta scene di opere verdiane e un’allegoria della Musica.

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Riapre il Teatro Verdi con l’Aida, 8 giugno 1884. Sulla cupola le pitture di Giacomo Casa.

Nei medaglioni dei parapetti dei palchi il padovano Natale Sanavio modella busti di poeti e musicisti. Il teatro è così pronto per l’inaugurazione come Teatro Verdi. Si invita il compositore di Busseto, che rifiuta per motivi d’età e di salute: “cosa verrei a farvi? A farmi vedere? A farmi applaudire? Ciò non può essere.” E ringrazia con “la più profonda, sentita e sincera gratitudine.L’8 giugno 1884 l’Aida apre a nuova vita il “Verdi”.

Una Rapresentazione In Teatro Nel Giugno 1905. Sul Soffitto Le Decorazioni Di Giacomo Casa
Una rapresentazione in Teatro nel giugno 1905. Sul soffitto le decorazioni di Giacomo Casa

Il bombardamento del 29 dicembre 1917 e la rinascita

Durante la prima guerra mondiale il Teatro Verdi viene danneggiato. Una bomba distrugge la cupola e lesiona parte della platea. Un’altra cade in via dei Livello e intacca parte della facciata.

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Il teatro Verdi bombardato, 29 dicembre 1917

Partono quindi i lavori di restauro. La cupola viene rifatta. La platea è ripristinata e pure ingrandita da tre file di poltrone. L’interno dei palchi è ornato di stucchi e si rimuove la tappezzeria cartacea. Si bandisce poi un concorso per la decorazione della cupola, che viene vinto da Giuliano Tommasi. Il bozzetto oggi è conservato nella collezione d’arte della Cassa di Risparmio del Veneto. Piacciono sia la concezione simbolica del progetto sia il dinamismo coloristico delle figure. Nel 1920 Tommasi dipinge alla base della cupola, con la collaborazione di Saturno Mazzucato, un tralcio floreale sostenuto da figure simboliche. Sopra il boccascena i tre gruppi principali.

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Giuliano Tommasi, La Guerra – Le Muse – La Vittoria, 1920 (foto Sgaialand Magazine)

Al centro sta “la glorificazione delle Muse, condotte su di una biga mossa da quattro cavalli infrenati dall’auriga. Ai due lati altri due gruppi importanti, disposti simmetricamente. A destra è il simbolo della Vittoria, desunta dalla figurazione di Samotracia e che s’avvia al luminoso trionfo. A sinistra è significata la tragedia della guerra con altro gruppo di accorate immagini varie radunate intorno a una figura giovanile atterrata dalla bufera; mentre altre estollono sulle braccia erette, quasi idealizzato, lo strumento distruttore.” Alla base dei tre gruppi, infine, appare la leggenda latina: Post fata – artium auspicio – resurgo. L’augurio di riempire nuovamente i 700 posti del Teatro Verdi torna oggi, dopo cent’anni, di stretta attualità.

Il Teatro Verdi di Padova nel Teatro Stabile del Veneto ultima modifica: 2021-04-21T08:41:50+02:00 da Paolo Franceschetti

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